Serata, quella vissuta stanotte con il gruppo del GSP Vigo 1944 del presidentissimo Raimondo De Angeli, del vice (e diesse) Giuseppe Manara, silenziosa, come dovrebbe essere quella che ci sta accompagnando alla “Passio Christi”, alla Passione di Gesù Cristo” e, quindi, alla Santa Pasqua (domenica 20 aprile). L’atmosfera che stanotte abbiamo respirato all’Asilo parrocchiale durante la cena del dopo-allenamento, data la classifica che relega al penultimo posto del terribile girone “C” di Seconda categoria basso-veronese, alla boa numero 20 (dietro c’è solo il già retrocesso Megliadino San Vitale, a 6 punti, sopra, la lepre da rincorrere è il gruppo maccacarese dei Boys Gazzo di mister “Ferguson” Matteo Gobbetti) non era delle più festose, delle più chiassose (ci mancherebbe!). Perché corre l’obbligo al GSP Vigo 1944 di evitare di ritrovarsi, al termine di questi 270 minuti, sempre al penultimo piolo della scala a 6 tacche di distanza dai Boys Gazzo; altrimenti, sarebbero davvero guai, altrimenti i bianco-granata del sodalizio alle porte di Legnago sarebbe condannata a scrivere una delle pagine più infelici della sua lunghissima storia (dai primi vagiti emessi nel 1944; come riporta, ben in chiaro, la stessa denominazione societaria).
Mettiamoci, mettetevi pure in barriera, o toccatevi pure i “gioielli di famiglia”, ma, il calcio – parodia della vita – a livello numerico è spietato: con tutte le concorrenti e indistintamente: puoi anche sbagliare 8 rigori su 8 fino ad ora concessi ai vighesi, puoi spolverare 300 traverse e timbrare mille pali, da provetto artigiano ebanista (come sì ha fatto scuola in questo basso veronese nel boom del dopo Guerra), ma, alla fine, è il risultato che conta, che sottopone ai raggi ics il tuo DNA calcistico… “Stiamo vivendo un anno davvero terribile!” ci dice tra un piatto di fusilli al ragù di carne (non siamo ancora all’obbligo del venerdì di Quaresima, quello che raccomanda ai più osservanti l’astensione alle carni!), una spruzzata di grana padano e un bicchiere di rabosello rosso e di bianco mosso, pietanze preparate con amore dai volontari cuochi vighesi (Roberto, Livio, Daniele, Paola, Federica per ore in effumigi con i vaporosi, bollenti marmittoni da naia), ci confessa il preparatore dei portieri, nonché Responsabile del Settore Giovanile vighese, Pierluigi Maggioni, classe 1961, fiero della nidiata, della covata, dei tenerissimi germogli di grande successo che sta vivendo alla guida delle più piccole leve (2017-18), composta da bambini-ragazzi appassionati, affiatati e tecnicamente di qualità”. “Ma, riprende lo stesso dirigente, “non è possibile gettare alle ortiche l’opportunità non di uno, due calci di rigore (“humanum est errare – vedi il “Divincodino” Roby Baggio e l’indistruttibile Franco Baresi, entrambi in versione Mondiali – e ricorrendo a un latino maccheronico, tout court), ma tutti e 8, non è umano, non esiste! Senza contare i gravi infortuni che hanno tutta la stagione affollato l’infermeria del sempre disponibile e già giovane-esperto fisioterapista, il dr. Lorenzo Rossignoli, figlio del “Cina”, al secolo Stefano, attuale trainer del Gips Salizzole”.
Non abbiamo avvertito, in buona sostanza, quella rassegnazione che comprensibilmente può albergare in chi non vince una gara da molto tempo: anche cambiando in corsa il “fantino”: dai fratelli Nico e Massimo Ferrari al più navigato (classe 1962) Beppe Schivo, da Ospedaletto Euganeo, ex trainer del Bevilacqua, del Montagnana, e di quell’Union Casale di Scodosia, che dovrà affrontare alla penultima tappa, a 180 minuti alla fine della stagione 2024-25. Dopo che il suo Vigo avrà giocato al “Cavallaro” (domenica 6 aprile), con i “mobilieri” del Bovolone di mister Christian Campagnari desiderosi, in caso di vittoria, di mettersi matematicamente in salvo, ed ospitando quell’Union Casale di Scodosia, l’ex compagine di mister Beppe Schivo, ora guidato dal trainer Gianluca Scordari, colui che subentrò allo stesso Schivo ai tempo di quel Montagnana, che portò dalla 2^ alla 1^ categoria. Quindi, doppio derby tra i colleghi della panca, gli omologhi Scordari e lo juventino Schivo. Alla Cena, per fortuna non all’ultima Cena, quella magnificamente dipinta su muro al Museo del Cenacolo Vinciano, a Milano, tra il 1494 e il 1498, da quel genio dell’arte e dell’umanità che risponde a Leonardo da Vinci, hanno preso posto l’assistente spirituale don Luciano Bozza, parroco (classe 1948) della locale diocesi e “custode” dell’impianto parrocchiale stesso, il quale si è dimenticato di impartire alla squadra la salvifica e beneaugurante benedizione (forse, ha dimenticato l’aspersorio con dentro l’acqua santa, in sagrestia, della serie “humanum est errare” anche per il dotto ed irenico religioso), e il ben ritrovato, il pugnace, determinato centrale difensivo molisano, Antonio Ciocca, classe 1984 – ora in forza agli Amatori Bonferraro di mister Edoardo Mattioli, e prossimo (99) al suo gol n.100 da dilettante, record che comprende anche quello di infallibile rigorista.
Gruppo comprensibilmente taciturno, ma sempre unito, affiatato e numeroso ad ogni seduta atletica, come fieramente rimarca mister Beppe Schivo: “E’ uno degli aspetti, forse, il più importante, che mi fa vedere luce in questo nostro doloroso, quasi ossessionante, maledetto tunnel. E’ che dobbiamo vincerle tutte, portando rispetto a tutte le ultime tre avversarie, anche al già condannato Megliadino San Vitale. Allora, la medicina giusta per uscire da questo digiuno quaresimale di punti è solo la vittoria; come sosteneva il grande Osvaldo Bagnoli. Voglio dire che non basta, ora come ora, in queste tre ultime bracciate, un risultato positivo, ma nemmeno il pareggio stesso, al fine di uscire da questo stato oppressivo, di scrollarsi la mentalità tutt’altro che vincente, per non chiamarla perdente!” E, allora, sì che ritornerà il morale, si recupererà l’autostima, e “El Moro”, al secolo il giocatore Moretto (Giacomo, classe 2001, e furbo, sveglio, più dell’amico del furbo!), potrà festeggiare l’evento esibendosi con la sua ukulele (chitarra hawaiana). Come aveva fatto alla cena di Natale, celebratasi al “Barcon”, anche “Al 410 Risto Bar”, quello che beccheggia sull’argine del Basso Adige, all’altezza di Porto, passato ora alla gestione di un altro personaggio del “fubal” del Basso veronese, l’impareggiabile, l’estroverso Moreno Moschetta, la simpatia calcistica in persona. “Ad astra per aspera”, ovvero, i traguardi sono sempre difficili da conquistare: mai calza a perfezione come per il GSP Vigo 1944 di oggi! Siete d’accordo?
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it